Associazione Forense Picena

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Liberalizzazione delle professioni, il CdM ha approvato il maxiemendamendo

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(La stampa 4.11.2011)

Liberalizzazione delle professioni Gli avvocati guidano la rivolta

Le lobby al lavoro: solo in Parlamento ci sono circa centocinquanta difensori Se partono le liberalizzazioni delle professioni, per il governo si apre un altro fronte di contrasti, certamente durissimi e probabilmente rischiosi per la sua tenuta. Le cose, infatti, si mettono molto male, con gli avvocati sul piede di guerra e le altre organizzazioni professionali che - a leggere le dichiarazioni - sono d'accordo, ma poi mettono così tanti paletti che rischiano di far saltare tutto. Esattamente come avvenne l'ultima volta che il governo provò a toccare questo santuario con la manovra dell'estate scorsa. Tra le misure che il consiglio dei ministri ha varato l'altra sera come maxiemendamento alla legge di stabilità, infatti, ce n'è una - a pagina 10 - che si intitola «Riforma degli ordini professionali e società tra professionisti»: un articolo, 6 commi, una quantità di riferimenti a leggi precedenti, per dire - nella sostanza - tre cose. Primo: sarà possibile costituire società di professionisti, anche con capitali provenienti da soggetti non appartenenti alla professione. Secondo, che ci sono 12 mesi di tempo per riformare gli ordini. Terzo, pur pattuendo per iscritto il compenso al conferimento dell'incarico sarà «in ogni caso ammessa la pattuizione dei compensi in deroga alle tariffe». Su questo punto le conclusioni dell'ultimo Consiglio europeo - quello in cui si è discusso la lettera di impegni dell'Italia - era stato chiarissimo: le tariffe minime vanno abolite. La scadenza

 - piuttosto lunga - dei 12 mesi era già stata indicata anche ad agosto, tuttavia le associazioni professionali, quando non protestano esplicitamente (come nel caso degli avvocati), mugugnano. Gli architetti sono attendisti e un comunicato sul loro sito appare molto misurato nei toni. Gli agrotecnici dicono di sì alle società professionali ma sono contrari all'eliminazione delle tariffe minime. Altre professioni, per ora, tacciono, in attesa di capire come la misura potrà evolvere, e sempre che evolva. Perché il punto è proprio questo. C'è un tale lavoro di lobby intorno a questa materia, che ogni volta che si è tentato di metterci mano c'è stata una sollevazione di scudi. Quando - nel luglio scorso - il governo aveva proposto la medesima norma sulle società inserendola nel decreto sviluppo (poi passato ad agosto) ci fu la rivoluzione strisciante, che culminò in un'inedita iniziativa del Consiglio nazionale forense, il quale inviò una missiva ai parlamentariavvocati (circa 150) invitandoli a non votare una misura che si presentava come lesiva della professione. Ieri gli avvocati sono tornati alla carica con una nota severissima dell'Oua, l'organismo unitario dell'avvocatura che - per bocca del suo presidente Maurizio de Tilla - lancia bordate durissime sull'ultima norma al riguardo: «Sono provvedimenti inutili e ideologici - dice il presidente Oua - che rispondono agli interessi di alcuni settori produttivi e finanziari del Paese e alle pressioni di alcuni ambienti accademici che rifiutano il confronto con la realtà (gli stessi che non si accorsero dell'arrivo della crisi). Basterebbe tracciare un bilancio sulla legge Bersani, in vigore dal 2006, per evincere che l'abolizione delle tariffe non è servita a nulla se non a peggiorare la situazione dei giovani professionisti». La bozza dovrà diventare un provvedimento più articolato: il Comitato unitario delle professioni si riserva un giudizio definitivo solo allora..

Ultimo aggiornamento Lunedì 07 Novembre 2011 12:54